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Ansia, una valida alleata se…

Pillola n. 4 - Martedì 31 marzo 2020

Buon giorno e benvenut* al nostro consueto appuntamento del martedì.

La settimana scorsa avete letto i preziosi consigli della collega Valentina (Laghi, pedagogista) che vi dava alcune indicazioni su come organizzare la giornata con i vostri bambini e i vostri partner.

Entrambe nei nostri articoli, stiamo sottolineando l’importanza di mantenere un certo equilibrio nella settimana tra lavoro/smart-working, lavoro domestico, tempo con la famiglia e con sé stessi.

Questa tipologia di organizzazione ci aiuta a mantenere i ritmi di un vivere, alquanto diverso da quello a cui eravamo abituati, ma che pian piano stiamo imparando a conoscere come una nuova (momentanea) dimensione.

Seppur l’organizzazione aiuti molto, non tiene lontane le emozioni, soprattutto quelle che non vorremmo provare.

Ho pensato quindi di parlarvi di un’emozione di cui non ho accennato nel precedente articolo: l’ansia. In questo breve scritto, affronterò il tipo di ansia che anima quotidianamente le nostre giornate e che, in alcune particolari occasioni, diventa difficile da gestire. Chiarisco che non si tratterà, in queste poche righe, ciò che concerne i disturbi d’ansia, che afferiscono a una situazione psicologica più complessa.

In questo periodo, credo che l’ansia sia un’emozione a cui “fischiano spesso le orecchie”.

Vediamo come fare perché questa possa da nostra peggiore nemica diventare una buona alleata; ma soprattutto evitiamo di innescare reazioni a catena, perché le emozioni sono collegate tra loro, non amano la solitudine, anzi preferiscono cercare emozioni alleate.

Ma andiamo con ordine.

 

La parola ansia, deriva dal latino “angere” ossia stringere e già la sua etimologia rende molto l’idea di ciò che prova chi vive questa sensazione.

L’ansia è un’emozione secondaria e come tutte le emozioni secondarie si originano dalla combinazione delle emozioni primarie; si sviluppano con le esperienze personali degli individui e la loro interazione sociale. Quindi, sono le emozioni più complesse e hanno bisogno di più elementi esterni o pensieri eterogenei per essere attivate.

In questo momento l’ansia risulta particolarmente fastidiosa, perché è caratterizzata anche da una sintomatologia fisica che può essere facilmente confusa con i sintomi del Covid-19: costrizione al petto, mancanza di respiro, respiro affannoso o difficoltà a respirare. Altre sensazioni fisiche sono le palpitazioni, tensione, tremori. Ci sono altri sintomi di tipo più cognitivo come il senso di vuoto mentale, di allarme e di pericolo, l’induzione di immagini e pensieri negativi etc.

Ma la sensazione più invalidante è la percezione di non essere sufficientemente capaci di affrontare la minaccia che ci si presenta.

 

Vediamo allora cosa possiamo fare:

 

Capire e comprendere l’ansia

Cercare di capire da dove essa provenga. È la nostra solita ansia, quella che ci accompagna dall’esame di 5 elementare o ha una nuova sfumatura? Se è nuova, deriva probabilmente dalla paura di quello che sta succedendo? In che modo vi sembra collegata? Aumenta quando dovete uscire? Oppure quando qualcuno dei vostri famigliari deve andare al lavoro?

Se queste sono in linea generale le motivazioni, dobbiamo ringraziare la nostra ansia che ci permette di mantenere l’attenzione sulle cose da fare per proteggere noi stessi e chi abita con noi. In questo caso, l’abbiamo capita e compresa. Allora quando arriva, per prima cosa dovete ringraziarla per avervi avvisati, magari vi eravate distratti. Poi iniziate a scrivervi cosa fare per le situazioni accennate sopra. Provate con un elenco delle azioni da compiere per i vestiti, per il loro lavaggio o per individuare un luogo sicuro in cui riporre gli abiti con cui uscite.

Concordate con chi è costretto a lasciare l’ambiente domestico, le modalità di protezione che ormai, abbiamo imparato a rispettare e diamogli la necessaria fiducia sul fatto che anche all’esterno le cose si svolgeranno con le precauzioni condivise. Questo potrà essere un doppio messaggio di fiducia: da una parte sarà una sorta di buon auspicio per chi continuerà a uscire per lavoro o per altre necessità e dall’altra sarà occasione per rinsaldare il rapporto relazionale di fiducia tra chi decide di condividere una buona strategia di gestione dell’emergenza in corso.

 

Informarsi è utile?

Può esserlo se siamo in grado di gestire le informazioni. Saperle filtrare in situazioni di emergenza è vitale. Quindi non facciamoci travolgere dalle informazioni, non cerchiamo solo i numeri, perché come sapete i numeri parlano, ma bisogna avere corretti strumenti per comprenderli. Quindi cercate una fonte autorevole che sappia interpretare i numeri con responsabilità e che sia il più possibile attendibile: OMS, Governo, fonti scientifiche, Protezione Civile per citarne alcune. Se preferite i giornali e li utilizzate online, fate lo stesso: cercate le fonti più autorevoli. Una volta identificate, leggete le notizie solo una o massimo due volte al giorno. Questo potrà aiutare a non sovraccaricarvi con notizie spesso in contrasto tra loro.

Se, anche dopo aver ridotto le letture, l’ansia non accenna a diminuire, occorre staccare, calibrare le nostre forze e ridurre ancora l’ascolto o ricercare fonti più idonee al nostro bisogno di notizie.

Un’altra strategia può essere chiedere a qualcuno di farsi da portatore di informazioni, così da riceverle già filtrate e conoscere solo quelle davvero rilevanti.

 

Tornare al presente

Se si sente che l’ansia sta aumentando e rischia di diventare incontrollabile, fate in modo di tornare al “qui e ora”.

Guardatevi intorno, focalizzate ciò ce vi circonda, magari la stanza in cui siete. Cosa stavate facendo prima dell’arrivo dell’ansia? Cercate di riprendere ciò che stavate facendo e se vi risulta difficoltoso, prendete un quaderno e scrivete le attività che vi aiutano a star bene. Questo esercizio potrà darvi sollievo alleggerendo anche il corpo dalla tensione provocata dall’ansia. Alla fine potreste avere una lista molto ricca cui attingere al momento del bisogno. Vi consiglio di dedicare alcuni momenti della giornata a queste attività. Il corpo ha bisogno di emozioni positive. Più queste circolano, più le altre stenteranno ad arrivare. Prendetevi cura di voi e del vostro corpo e questo vi ripagherà con emozioni che nutrono, che non spaventano.

 

Cosa possiamo controllare?

Non certo le emozioni! Le emozioni e in particolare l’ansia di cui stiamo parlando, non possono essere controllate ma possono essere modulate. Dobbiamo imparare a dialogare con esse, a conoscerle. Sapete quante e quali sono le emozioni primarie? E le secondarie? Le sappiamo riconoscere in noi, quando compaiono?

Il grosso sforzo da fare è proprio questo. Imparare a capire cosa stiamo sentendo, prima di chiederci perché. Solo quando chiameremo con il loro nome ogni nostro sentire, allora potremmo cominciare a riconoscere cosa ci stia succedendo. Dobbiamo poi cercare di collocare quello che sentiamo al contesto/momento in cui lo stiamo sentendo. Provare a fare collegamenti tra dove siamo quando sentiamo, cosa stiamo ascoltando? E solo quando questi passaggi saranno più o meno fluidi, possiamo provare a modulare le sensazioni, assecondarle, calmarle, diminuirle se l’intensità è troppa. Dobbiamo diventare dei buoni ascoltatori di noi stessi e degli altri.

Può essere utile confrontarsi in famiglia su questo. Farci aiutare da chi ci sta vicino, che spesso riesce a dar un nome alle nostre emozioni prima di noi. In questo modo all’interno del proprio nucleo famigliare comparirà un nuovo lessico e può essere che diventi relativamente più semplice confrontarsi su cosa si prova, piuttosto che su cosa fare. Perché non è pensabile saper cosa fare, se prima non abbiamo capito cosa dobbiamo calmare, ascoltare, frenare o assecondare.

E quindi cosa possiamo controllare?

Sicuramente le misure di evitamento del contagio che i mass media e gli esperti ci stanno fornendo.

Possiamo seguire le indicazioni/raccomandazioni delle autorità sanitarie. Chiedere aiuto se c’è qualche situazione che non sappiamo affrontare. Decidere in famiglia come organizzare il momento della spesa o del rientro a casa di un coniuge che ancora lavora. Proviamo a farlo con le informazioni che abbiamo, facciamo domande all’altro ed evitiamo lo scontro sulle diverse procedure utili.

Se poi capitasse di scontrarvi, ricordate che forse non state più parlando di come lavare i vestiti, ma l’argomento è un altro. Probabilmente state chiedendo all’altro di darvi una mano a frenare la paura del contagio, l’ansia di non poterlo proteggere o qualcos’altro che scoprirete insieme se avrete la pazienza di chiedervelo.

 

Incertezza

Un altro stato d’animo che possiamo modulare è l’incertezza, attivatrice di ansia.

Quando si pensa all’incertezza si pensa subito al bisogno continuo di sapere cosa succederà, in modo da poter guidare le nostre scelte, controllare il futuro e non farci cogliere alla sprovvista.

Normalmente questa sensazione ci aiuta a organizzare pensieri, azioni e spesso non risulta troppo fastidiosa. Quando però la quantità di incertezza è molto elevata, questa può diventare intollerabile. Questo periodo è un condensato di incertezze che possono portare non solo a un aumento dell’ansia, ma anche a una sensazione di irrequietezza generale. Quando, infatti, le incertezze sono in contraddizione con quello che sappiamo e che di solito guida le nostre azioni non siamo più in grado di prevedere, programmare, pianificare. A questo punto l’incertezza aumenta.

In questi giorni sono tante le domande a cui non abbiamo potuto dare risposta e non potremmo darne ancora per un po’ di tempo. Inoltre non abbiamo le competenze per poter fare previsioni. Quindi per fare un esempio, ragioniamo su due livelli d’intervento che possano aiutarci a migliorare la situazione: per quanto riguarda l’ambito macro, cioè cosa accadrà alla nostra società in generale,  sarà importante fare ipotesi solo basandosi su informazioni certe, in attesa di uno scenario più chiaro.

Nell’ambito micro, cioè nel quotidiano, ci si potrà occupare di piccoli miglioramenti da mettere in pratia giorno dopo giorno, affinché le giornate possano essere sempre più appaganti anche se in un contesto che limita le opportunità. Questo ci aiuterà a ridurre gli scenari catastrofici a cui la nostra mente potrebbe rischiare di abbandonarsi. Affidiamoci allora a chi fa questo di mestiere: cioè a chi studia i fenomeni, li compara con quelli passati e attraverso metodologie specifiche produce modelli di previsione. Non improvvisiamoci storici del contagio o statistici delle malattie.

Poniamoci dunque domande concrete a cui poter pian piano cercare risposte. Cosa possiamo fare ora perché domani sia un giorno migliore per me, per i miei figli? Proviamo a pensare giorno per giorno.

 

Stare in contatto visivo con amici/parenti

In questo periodo meglio le video chiamate: il contatto visivo è importante.

Sappiamo che è nella natura umana cercare il contatto nei momenti di disagio/bisogno. Ora che ci è negato il contatto fisico, sfruttiamo i mezzi tecnologici per guardarci negli occhi.

Cercare un sorriso di un genitore anziano, di un fratello, di un caro amico lontano sopperisce in parte alla mancanza di fisicità. Cerchiamo di restare in contatto, quando possibile, con quante più persone possiamo per sapere come stiano e per condividere le diverse esperienze. Questo sicuramente ci aiuterà a mantenere legami con persone che magari si vedevano solo al lavoro oppure nel tempo libero. In questo modo sarà più semplice poi riprenderli successivamente, dal vivo.

 

Diversificare i giorni della settimana

Le abitudini/routine sono importanti, lo abbiamo ripetuto spesso, sia io che la collega pedagogista. Lo sono anche per gli adulti. Quindi facciamo in modo che la nostra settimana non sia tutta uguale. Ci sono il sabato e la domenica che vanno diversificati dagli altri giorni feriali. Cercate quindi di organizzare la settimana suddivisa con impegni lavorativi, di cura di sé stessi e della propria famiglia, lasciando il giusto spazio a momenti di inattività e magari anche di noia, molto utile alla creatività. Non lasciate che la paura dei vuoti vi costringa a riempire ogni spazio della giornata. Si ha bisogno di momenti di decompressione, non è vero che riempirsi le giornate e la testa di cose aiuta a non pensare. Una volta terminate tutte le attività, i pensieri torneranno, quindi imparate a conoscerli e a dialogarci, condivideteli con chi sta con voi. Bisogna imparare a pensare in modo diverso, non a smettere di pensare. Trasformate questi pensieri in memorie di questo periodo, così tra qualche anno potreste raccontarlo ai vostri figli, nipoti o amici.

 

Dopo aver visto cosa fare, dovremmo esserci accorti che l’ansia è un condensato di energie che possono essere spese in molti modi. Si tratta di dedicare all’ansia, un po’ di minuti al giorno per non abbandonarla del tutto, altrimenti potrebbe sentirsi sola e tornare senza essere invitata.

Non dimenticatevi che molte emozioni sono alla base della nostra sopravvivenza e anche l’ansia ha il compito di avvertirci quando una situazione viene percepita soggettivamente come pericolosa. L’importante è non lasciarle più spazio del dovuto.

 

Se volete proporre argomenti su cui confrontarci, mi trovate al telefono al 327 3386894 oppure all’indirizzo mail valentina.bellotti@romagnafaentina.it

 

Alla prossima settimana!

Valentina

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Valentina Bellotti
Psicologa Psicoterapeuta dell'Unione della Romagna Faentina
Servizio Infanzia
Piazza Rampi, 1° piano

valentina.bellotti@romagnafaentina.it
M. 327 3386894

Data ultima modifica: 12 Maggio 2020