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Cosa succederà dopo il 3 maggio?

Pillola n. 8 - Lunedì 27 aprile 2020

Come potete immaginare, non ho una risposta pronta su quali saranno le effettive modalità che ci permetteranno di poter uscire di casa, quello che posso proporvi oggi è una riflessione sul tipo di risposte psicologico comportamentali che potranno emergere e a quale tipo di effetto può avere la prossima comunicazione sui tempi dell’isolamento sulla nostra psiche, che ormai da due mesi lavora magnificamente per farci star bene.

Quando furono emessi i primi due decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri l’8 e il 10 marzo, prendemmo atto lentamente di un cambiamento radicale e repentino della nostra vita.

Nel primo mese abbiamo cercato di adattarci alla nuova situazione per far fronte alle necessità che via via emergevano. In fondo, la data del 3 aprile non sembrava così lontana e così difficile da raggiungere. All’avvicinarsi del 3 aprile abbiamo però capito che ci sarebbe stato un ulteriore periodo di proroga. L’organizzazione famigliare fino a quel momento attivata, sarebbe stata in grado sicuramente di reggere anche per un altro mese.

 

Ma cosa succederà dopo il 3 maggio?

Dagli studi che sono stati recentemente effettuati e pubblicati sulla rivista scientifica The Lancet, si è notato come il tema delle proroghe sia un fattore di rischio per la salute psichica. Prorogare non importa di quanto tempo la quarantena dà delle conseguenze esponenziali in termini di tristezza e demoralizzazione. Questi scaglionamenti hanno accentuato le nostre emozioni. Rispetto, infatti, alle fasi iniziali in cui abbiamo cercato dentro di noi le risorse per far fronte alla situazione nuova, adesso si fa strada un’altra emozione. L’emozione nuova è un misto tra la speranza che finalmente questo momento finisca e la paura di come sarà la vita dopo. In fondo non abbiamo ancora capito quando e come uscire dal confinamento e come sarà la nostra vita sociale e lavorativa.

A differenza di altre situazioni emergenziali, come nel caso di terremoti, alluvioni, incidenti, in cui una volta terminato l’evento causa dell’emergenza, si rientrava in un modello di vita già sperimentato e conosciuto, in questa situazione ci sembra di non avere adeguati strumenti per affrontarla.

Dobbiamo fare i conti anche con una sensazione di disorientamento o confusione che potrebbe scatenare differenti reazioni di tipo emotivo. In un caso, si tratta di un disorientamento causato dalle informazioni che ci arrivano dall’ambiente scientifico/sanitario, che in questi mesi si sta confrontando con situazioni straordinarie. Le informazioni incerte e a volte contraddittorie, relative all’uso di mascherine, tamponi, guanti o sull’emivita del virus mettono a dura prova il bisogno d certezze a cui si aspira in molti.

Medici e ricercatori stanno lavorando strenuamente per cercare di trovare risposte. Tutto ciò per le persone è problematico da gestire. Questa incertezza che deriva dalla scienza medica spinge le persone a sentirsi più solidali con il prossimo, come se il pensiero di essere “tutti sulla stessa barca” aiutasse e quindi nascono episodi di solidarietà sociale importante.

Nel secondo caso, invece, quando le informazioni contraddittorie o poco specifiche, arrivano da un ambito non sanitario, ma politico istituzionale può succedere che le reazioni prodotte non generino sentimenti di solidarietà, ma un sentimento di incertezza mista a rabbia e sconforto, causato dalla sensazione che i punti di riferimento istituzionali vengano a mancare.

 

Proviamo ora a immaginare i due scenari.

Per chi vivrà ancora una fase di confinamento temporanea

Nel caso in cui ci fosse una nuova proroga e quindi un ulteriore prolungamento del confinamento, sicuramente potrebbe esserci l’aumento di emozioni o stati d’animo quali insofferenza e disinteresse per le attività che magari fino a oggi ci davano piacere. Non dobbiamo pensare di dover essere supereroi, con un tempo così lungo, chiunque lamenterebbe momenti di abbattimento. E quindi valgono le indicazioni date negli articoli precedenti. Dalle emozioni non siamo esenti, non possiamo pensare di schermarci, dobbiamo lasciare che fluiscano, imparare a nominarle per poi modularle e variarne l’intensità.

Si potrebbe affacciare in alcuni contesti anche il timore di una incertezza economica. È importante dirsi che è una situazione molto difficile, a cui però non potremmo trovare soluzioni da soli. Dobbiamo ricordarci che in Italia c’è già stata una crisi economica del 2008 che sicuramente molti di noi ricorderanno. Si può, quindi, forse pensare che le nostre Istituzioni siano al lavoro per fronteggiare questo periodo di crisi che si presenta davanti a noi. 

Inoltre, una notizia delle settimane scorse, fa presente che nella Task Force del Governo è stata inserita una psicologa sociale, esperta di pari opportunità e di orientamento al lavoro. Questo può essere un elemento positivo da tenere in considerazione.

Proviamo allora a concentrarci sulle possibili strategie da adottare in famiglia.

Come dicevamo nel primo articolo del 17 marzo, è stato importante darsi dei nuovi ritmi, delle nuove routine in modo da mantenere un equilibrio di tempo e spazio. Le strategie che finora ci hanno accompagnato sono funzionali e hanno assolto al loro compito, ma se dobbiamo stare in casa un ulteriore periodo è necessario cambiare il sistema di routine per non dar spazio alla noia e alla monotonia del nuovo periodo. Non cambiare nulla della propria quotidianità potrebbe dar spazio alla tristezza, emozione che finora era stata un po’ più silente e potrebbe prendere il posto dell’ansia del primo mese. Cerchiamo quindi di dar sfogo alla nostra fantasia, alla nostra creatività per fronteggiare l’eventuale nuovo periodo di confinamento.

 

Per chi avrà modo di riprendere una più intensa vita all’esterno della propria abitazione

La prima reazione sicuramente potrebbe essere un bell’urlo di gioia, perché finalmente possiamo riacquistare la libertà di cui siamo stati privati nei mesi precedenti. Ma a uno sguardo più attento potrebbe farsi strada in noi un certo timore nel lasciare la propria confort zone. Potremmo pensare che in fondo ci siamo abituati, abbiamo capito come funziona il confinamento, le sue regole, i limiti e i vantaggi e quindi forse non siamo pronti a ri-apprendere nuove regole e nuovi scenari. I timori possono essere legati all’incertezza di come potremmo affacciarci all’esterno, perché nonostante la fatica dello stare a casa, è probabile che in questi mesi alcune fatiche siano rimaste fuori casa.

Non penso a una mancanza di volontà nel rimettersi in gioco, ma parlo del sentire quella “fatica” per cui deve valerne proprio la pena.

Quando usciremo di casa troveremo un “fuori” molto diverso da come l’abbiamo lasciato intorno al 10 di marzo. Non sarà il fuori prima del coronavirus, sarà il fuori del coronavirus. Potrebbe quindi innescarsi un meccanismo di rinuncia nell’affrontare un ulteriore periodo di costruzione di nuove regole e nuove realtà.

Molti professionisti hanno già espresso la loro opinione sul fatto che il mondo non sarà più come prima e allora, come precedentemente consigliato, prendete nota di ciò che accade adesso, delle vostre emozioni durante queste settimane e di ciò che di giorno in giorno cambia. Quando cambierà il nostro scenario tenderemo a dimenticarci certe cose. Avremo quindi bisogno di rileggere tutti i passaggi, dovremo contare su memorie e appunti per aiutarci ad ascoltare il nostro corpo e le nostre sensazioni.

Allora, se ne abbiamo la possibilità non forziamoci a uscire. Prendiamoci il tempo che ci serve per capire come stiamo all’idea di uscire, all’idea di incontrare famigliari o colleghi. Li abbraccerò? E se non me la sento, si offenderanno? Come spiegare agli altri le mie paure?

Può essere interessante sapere che questi interrogativi saranno nella testa di tutti e che quindi siamo in buona compagnia.

 

Alla prossima settimana!

Valentina

  
Valentina Bellotti
Psicologa Psicoterapeuta dell’Unione della Romagna Faentina - Servizio Infanzia
valentina.bellotti@romagnafaentina.it
M. 327 3386894

Data ultima modifica: 5 Maggio 2020