Vai ai contenuti principali

La famiglia ai tempi del coronavirus

Pillola n. 2 - Lunedì 16 marzo 2020

Serriamo i ranghi

La famiglia ai tempi del coronavirus

Tempo di lettura 4 min.

È ormai risaputo quanto le difficoltà mettano a dura prova la stabilità famigliare.

Nel corso degli anni le famiglie hanno faticosamente costruito un equilibrio interno che regola l’andamento del tempo, la suddivisione dei compiti, la gestione dei figli e degli spazi domestici.

Nella normalità, la famiglia si trova a condividere tutti insieme gli spazi e il tempo in momenti particolari: nei fine settimana, durante le feste e le ferie. Questi spazi di unione sono solitamente desiderati come stacco dalla quotidianità lavorativa e momento per condividere con la propria famiglia la gioia di stare insieme, di parlare e di trascorrere del tempo nello svolgimento di attività piacevoli.

Ma cosa succede se questo spazio, invece di essere desiderato, viene imposto?

Cosa succede all’interno di un nucleo famigliare quando è obbligato a stare negli stessi spazi per un periodo di tempo, senza sapere fino a quando?

E inoltre, quante volte ci siamo detti che avremmo avuto bisogno di più tempo per noi, per la famiglia, la casa e proprio adesso che abbiamo tutto il tempo a nostra disposizione non sappiamo come impiegarlo o meglio fatichiamo a riorganizzare il nostro tempo in una cornice temporale incerta?

Per sintetizzare cosa succede quando i cambiamenti all’interno della famiglia vengono dall’esterno in modo imprevisto e improvviso?

In queste situazioni, l’individuo è costretto a cambiare molto velocemente non solo la sua organizzazione spazio/temporale, ma anche la sua organizzazione psichica.

Indubbiamente il momento che stiamo vivendo si configura come momento di riorganizzazione psichica.

Pensiamo ad un trasloco per esempio: è una forma di riorganizzazione. Vero è che di solito è pianificata, ma ammettiamo di dover traslocare velocemente. Dobbiamo mettere in campo tutte le nostre energie per far fronte alla nuova situazione e contemporaneamente affrontare il resto della quotidianità (pranzo, cena, figli, cani etc), che non si ferma per il nostro trasloco. Ebbene se non ci si ferma per pianificare le azioni con la propria famiglia, decidere chi fa cosa: chi si occupa dell’eventuale ditta da contattare, degli scatoloni, dei figli, del cane, del pranzo, della cena, è possibile che si avranno dei momenti di tensione, di stress e a volte di rabbia. Spesso queste situazioni di veloce riorganizzazione tendono a dividere le persone. Ecco cerchiamo di mantenere unite le forze, evitando di mostrarsi più forti di quel che si è, sottolineando, invece, l’importanza della presenza e della cura che ognuno porterà nell’occuparsi a suo modo della situazione.

Come suggerisce il professor Fabio Sbattella (psicologo/psicoterapeuta, responsabile dell’Unità di ricerca di Psicologia dell’emergenza presso l’Università Cattolica di Milano) in un suo recente decalogo per la nuova situazione emergenziale, al punto 5 recita “Mantieni uniti i ranghi: Il virus per sua natura divide. La forza dell’umanità è invece proprio nella capacità di comunicare, connettere, scambiare conoscenze e valori. Poni particolare attenzione a tutto ciò che spezza e divide e non lasciare che la lontananza si trasformi in steccati”.

 

Come fare allora per evitare che anche il più semplice sospiro ci infastidisca o crei una reazione a catena di insofferenza?

  • Definire degli spazi in cui poter svolgere le attività che più amiamo, anche in solitudine: giardinaggio, lettura, sport etc. Concedere a sé stesso e al partner di poter trascorrere momenti in solitudine. Scandire il tempo tra momenti di attività per tutta la famiglia, momenti dedicati solo alla coppia e momenti dedicati a sé stessi. Questa modalità vi darà l’opportunità di mantenere il piacere dello stare insieme senza essere alienati dal “dover stare insieme”. Se a lavorare è solo un genitore perché l’altro è impossibilitato (per chiusura attività o per mancanza di rete parentale per i figli), chiedere dei permessi per dare il cambio al partner che resta a casa e permettergli di “staccare dalla inusuale quotidianità”.
  • Dedicarsi ad aiutare gli altri può servire ad aiutare sé stessi. Decentrarsi dalla propria situazione aiuta a riflettere meglio su sé stessi. Quando dedichiamo del tempo agli altri solitamente cerchiamo di soddisfare non solo i loro bisogni, ma indirettamente anche qualche nostro bisogno. Per questo il volontariato aiuta a sentirsi meglio. Si potrebbe creare una rete di solidarietà all’interno del proprio condominio o abitato (spesa per i più anziani, per chi ha ridotta capacità di movimento etc); cercare di diffondere informazioni utili a passare il tempo secondo i propri hobbies (es. vedi https://solidarietadigitale.agid.gov.it/#/); creare rubriche sui social o nei propri gruppi WhatsApp con ricette o altro.
  • Accettare il sostegno: nel corso degli anni, venuta meno la famiglia allargata e trovandoci a vivere in una società più chiusa, si è persa l’abitudine non solo di chiedere aiuto, ma anche di accettarlo quando ci viene offerto. È invece confortante ricevere da parte di altri un sostegno emotivo e/o fisico. Non rifiutatelo. Condividere la propria esperienza con altri fa bene; le barriere possono sfumare e si possono sviluppare nuove importanti relazioni.

 

Ma in momento come questo a quali emozioni, dobbiamo prestare attenzione?

  • La sorpresa è l’emozione che contraddistingue lapresa d’atto che il mondo che prima conoscevo, non esiste più. È un’emozione che va ascoltata attentamente perché faticheremo a credere che tutto ciò stia avvenendo realmente. Il nostro immaginario collettivo è ricco di scene di film hollywoodiani in cui c’è l’esperto che grida al mondo la catastrofe e la gente comune che non gli crede. Spesso, in alcuni film, la realtà è più presente di quel che crediamo. Ed è proprio così. Quanti di noi hanno pensato che fosse tutto un complotto delle case farmaceutiche o delle nazioni più ricche. Quello che stiamo vedendo noi è che c’è stato un cambiamento radicale nelle abitudini. E come tutti sappiamo “l’essere umano è fatto di abitudini” e cambiarle non è semplice. Ma proprio perché siamo fatti di abitudini, non ci vorrà molto perché, passato il primo momento di sorpresa, sapremo riadattarci a questa nuova, momentanea realtà.
  • Tristezza. Quando si perde il proprio equilibrio, le proprie certezze, rimane la tristezza di qualcosa che non c’è più. Solitamente quando ci si sente tristi, il primo escamotage per far pronte alla tristezza è lo stare insieme, l’abbracciarsi, il cercare la vicinanza di amici, parenti. In questa nuova condizione, la tristezza non può essere placata con la vicinanza e questo può farci sentire soli. E qui ci viene in aiuto la tecnologia che fino a ieri guardavamo in certi casi con sospetto. E allora proviamo a usare i mezzi per videochiamarci, proviamo a darci appuntamenti anche per fare apertivi insieme, ma ognuno a casa sua. Sarà un modo diverso di starsi vicini.
  • La paura è un sentimento che da secoli combattiamo. Facciamo in modo che i nostri famigliari non la provino, cerchiamo di proteggere i figli, facciamo in modo di non provare anche noi stessi mai questo sentimento. Credo che ci sia bisogno di rivalutare quest’emozione che spesso è alla base della nostra salvezza. La paura in psicologia rientra nel gruppo delle emozioni primarie, cioè quelle emozioni che sono presenti nel bambino sin dalla nascita, come gioia, sorpresa, tristezza e rabbia. Questa sua presenza tempestiva è un indicatore della sua importanza. La paura è, infatti, un sistema adattivo che modula il rapporto tra l'ambiente e l'organismo favorendo la sopravvivenza di quest'ultimo.
    Fate quindi in modo che questa non vi paralizzi, ma vi spinga a costruire qualcosa di buono. Pensate a quando eravate in casa perché malati: come passavate il tempo, quali giochi, svaghi inventavano per i voi i vostri genitori? Non abbiate il timore di non avere fantasia, nelle situazioni più inaspettate potreste rimanere sorpresi da voi stessi.
  • La rabbia è l’emozione principale da trasformare. La rabbia è tossica per il nostro corpo se la vediamo nel suo potere distruttivo e quindi prima riusciamo a elaborarla prima riusciamo a trovare le positività di tutta quell’energia che essa ci porta. Ha un’origine antica: nasce dalla primordiale reazione-azione di attacco e fuga ed era una modalità che permetteva all'uomo la conservazione della specie e, come tale, non era una reazione negativa, ma una reazione conservativa ad una reale minaccia. Quella che noi chiamiamo rabbia, quindi, non è il mostro nero dentro di noi, ma nasce dall'aggressività, dove aggressività deriva dal latino adgredior, ovvero non nella sua sfumatura di aggredire ma di avvicinare/accostarsi. Quindi cerchiamo di caricare tutta l’energia della rabbia e convogliamola in creatività per trascorrere meglio il tempo. Con questo non intendo dire che non dobbiamo essere arrabbiati, ma non coltiviamo questa rabbia perché non è utile. Il rischio è che, in un momento di repentino cambiamento e costrizione, ci si possa “arrabbiare” con chi sta a noi vicino, che spesso è nella nostra stessa situazione emotiva.

 

E per ultimo, ma non meno importante…

Costruiamo memoria di questo momento insieme alla famiglia: foto di momenti particolari, di giochi svolti con i bambini, di nuove avventure vissute all’interno dei ns spazi domestici. Un giorno questa documentazione costituirà memoria futura non solo dell’evento, ma anche delle emozioni vissute e delle strategie trovate per fronteggiare questo momento.

Creare memoria, vuol dire far tesoro delle strategie che hanno permesso alle famiglie di resistere e di starsi vicini in modo proficuo.

Se avete dubbi, domande o vi risulta difficile sopportare le emozioni, notate che queste non perdono intensità e sentite il bisogno di un confronto esterno, l’Unione della Romagna Faentina mette a disposizione una psicologa/psicoterapeuta specializzata in terapia della famiglia e in psicologia dell’Emergenza.

 

Per contattarmi

Inviate un messaggio WhatsApp o sms con il vostro nome e vi richiamerò entro 24 ore.

Valentina Bellotti

327 3386 894

 

Valentina Bellotti

Psicologa Psicoterapeuta specializzata in terapia della famiglia e psicologia dell'emergenza

Servizio infanzia - Unione della Romagna Faentina

e-mail: valentina.bellotti@romagnafaentina.it

M. 327 3386894

Data ultima modifica: 5 Maggio 2020